Elvis e gli American Sound Studio

Gli American Sound Studio di Memphis non erano solo una sala d’incisione; erano un laboratorio di alchimia sociale e sonora. Fondati nel 1964 da Lincoln “Chips” Moman in un ex negozio di pegni all’angolo tra Chelsea Avenue e la 11ª Strada, questi studi hanno prodotto più successi in un decennio di quanti ne abbiano visti intere etichette discografiche.

Mentre il mondo guardava a Detroit (Motown) o alla Stax (sempre a Memphis), Chips Moman e la sua house band, i “Memphis Boys”, stavano ridefinendo il tessuto stesso della musica popolare americana. Nomi indelebili: Gene Chrisman (batteria), Tommy Cogbill e Mike Leech (basso), Reggie Young (chitarra), Bobby Emmons e Bobby Wood (tastiere). Questi erano i leoni della sala d’incisione capitanata da Moman. Loro hanno fatto la storia di Memphis in quegli anni.

Il contributo più significativo degli American Sound Studio al tessuto sociale di Memphis fu la sua natura cieca ai colori. Negli anni ’60, Memphis era una polveriera di tensioni razziali, culminate tragicamente nel 1968 con l’assassinio di Martin Luther King Jr. al Lorraine Motel.

Mentre fuori vigevano le leggi Jim Crow e la segregazione, dentro lo studio di Moman contava solo il groove. I “Memphis Boys” erano una band di musicisti bianchi che suonavano con una sensibilità soul e R&B tale da ingannare spesso gli ascoltatori dell’epoca, convinti che dietro quei dischi ci fossero musicisti neri. Ben presto lo studio divenne un terreno neutro dove artisti come Wilson Pickett, Aretha Franklin e Bobby Womack collaboravano con produttori e musicisti bianchi, creando un fronte unito culturale che sfidava la politica segregazionista del tempo. Altri nomi che a cavallo tra il 1968 e il 1969 fecero la storia per impatto musicale e qualità dei loro dischi prodotti agli American furono anche Dusty Springfield e Neil Diamond.

Poi, tra il gennaio e il febbraio del 1969, ad aprire le porte degli American Sound Studio fu un uomo di 34 anni appena compiuti e con una voglia di tornare alle origini, ovvero a “fare musica”. Il suo nome era Elvis Presley.

Due leader a confronto

L’Elvis che entra in contatto per la prima volta con Chips Moman è un uomo voglioso di riscattare l’intero suo essere. Forte del successo del suo ritorno sulle scene, c’era solo un obiettivo: incidere musica di valore. Il Comeback Special del ’68, sia a livello televisivo sia come disco, si era rivelato un prodotto di estremo successo: il Re era tornato in classifica, nelle posizioni che contavano.

Ma se Elvis è considerato un leader nell’improvvisazione, nell’arrangiamento e nel comandare una band di musicisti secondo i suoi voleri, dall’altro lato Moman è un comandante in prima linea nella produzione del suo materiale discografico. Nel gennaio 1969, precisamente il giorno tredici, queste due figure iniziano a conoscersi, a sfidarsi, ad adocchiarsi. Come due mastini.

Per tutto il periodo hollywoodiano Elvis ha sfornato materiale solo attraverso la Hill & Range, il carrozzone fondato dal Colonnello Parker che acquistava i diritti sulle canzoni del cantante. Non sempre fu materiale di ottima qualità e ciò frustrò tantissimo Elvis: basta ascoltarsi – a eccezione dell’album How Great Thou Art – le colonne sonore dei film di Elvis dal 1964 al 1968 per avere un’idea. Tutto questo per dire che era il Colonnello ad avere il controllo totale sulla produzione discografica di Elvis. I membri della Memphis Mafia, gli scagnozzi del cantante che gli ronzavano sempre intorno, entravano e uscivano dalle sale d’incisione mentre il cantante incideva i suoi pezzi come fossero a casa propria.

Ma qui, a Memphis, negli American Sound Studio la musica – proprio nel senso generale del termine – è ben diversa. Moman controlla tutto, Moman è padrone del suo studio, è Moman che sceglie i pezzi e che suggerisce quali possono essere delle hit e quali no, sempre ovviamente lasciando Elvis a suo completo agio. Elvis questo lo capisce fin da subito: con Long Black Limousine, primo brano che il cantante decide di incidere con i Memphis Boys, si ha la percezione di ascoltare qualcosa di “diverso” dal solito. Nonostante sia un brano interpretato già da diverse icone della musica country, da Glen Campbell a Merle Haggard e Jody Miller, Elvis mette a segno un arrangiamento tutto suo, trovando subito un feeling incredibile sia con la band sia con il modo di lavorare di Moman. Ed è appunto un perfezionista questo Moman: lo si ascolta in ogni take, prova dopo prova. Ogni errore, ogni partitura non fatta come si deve, ogni sbavatura di Elvis. Chips interviene dalla cabina di ascolto e fa ripetere tutto da capo. È un perfezionista ed Elvis apprezza questo modo di lavorare: va in simbiosi con Moman ed entrambi – uniti alla band – sono attenti al minimo dettaglio e ogni singolo pezzo viene eseguito con una cura maniacale.

Le migliori Sessioni di sempre

Se si vogliono ascoltare le migliori canzoni di Elvis Presley non si può prescindere dalle sessioni agli American Sound Studio. Non solo qui c’è l’Elvis che ritorna a confrontarsi con generi musicali che gli appartengono: dal soul al rhythm and blues, passando per il rock e dal blues al country. C’è anche un uomo artisticamente in evoluzione. Come c’è un prima e un dopo l’Elvis della Sun Records, c’è anche un prima e un dopo l’Elvis agli American.

Le sessioni sono strutturate in due periodi: dal 13 al 22 gennaio e dal 17 al 21 febbraio 1969. Qui si condensa – sia per un ulteriore step evolutivo del timbro vocale, nonostante alcuni problemi di gola durante i primi giorni di sessione di gennaio, sia per il materiale scelto da Elvis e da Moman – uno dei momenti più alti della storia discografica del Re.

Il salto qualitativo che compie Elvis in quelle settimane è pazzesco e ci lascia a bocca aperta se ascoltiamo tutte le prove delle incisioni. Il prodotto più importante è l’FTD Elvis Presley: American Sound 1969. Qui sono racchiuse tutte le incisioni, prova dopo prova, fino ai master definitivi per ciascuna traccia. È un Elvis lanciatissimo, in costante evoluzione anche rispetto al materiale inciso per il Comeback Special. Un Elvis che insieme a Moman va a formare uno dei binomi di maggior peso nella storia della musica di quel periodo. E non è un caso se le canzoni più importanti della rinascita e del ritorno del Re provengano quasi interamente da queste sessioni. Bastano alcuni esempi: In the Ghetto, Don’t Cry Daddy, Kentucky Rain, Suspicious Minds. Quest’ultima non solo rappresenta il ritorno di Elvis al primo posto nelle classifiche Billboard – e con il senno di poi anche l’ultimo n. 1 negli USA – ma anche l’esempio plastico del modo di lavorare della coppia Moman-Presley. Il brano era stato inciso qualche mese prima proprio agli American Sound Studio dal suo autore, Mark James, in una versione prodotta dallo stesso Moman che non aveva sfondato. Moman era rimasto soddisfatto da quella canzone, ma incontrando Elvis, conoscendo la sua potenza e il modo di poter interpretare qualsiasi genere dandogli un’identità propria, decise di proporla al cantante. Ed è così che in sole 7 take viene realizzata la canzone simbolo della rinascita artistica di Elvis.

From Elvis in Memphis e il successivo Back in Memphis sono due gioielli di valore inestimabile all’interno della produzione discografica del Re. Pietre miliari che ancora oggi mostrano una freschezza e un’attualità che sfidano il passare del tempo: sembrano incisi oggi.

Il tutto lo si deve a un’unione di intenti e a un talento smisurato di due professionisti a confronto: Chips Moman ed Elvis Presley. Il miglior produttore discografico sulla piazza in quel momento e il miglior artista completo (come interprete, arrangiatore, voce, improvvisatore) della storia musicale.

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