9 settembre 1956: la sera in cui l’America guardò Elvis

Alle otto di sera di domenica 9 settembre 1956, negli Stati Uniti succede una cosa che non era mai successa prima e che, in quella forma, non sarebbe più successa: sessanta milioni di persone si siedono davanti allo stesso apparecchio, alla stessa ora, per vedere la stessa cosa. Un ragazzo di ventun anni di Memphis che canta quattro canzoni.

Non è un modo di dire. Quella sera The Ed Sullivan Show raccoglie l’82,6% dell’audience televisiva americana. In pratica: se in quel momento negli Stati Uniti c’era un televisore acceso, otto volte su dieci mostrava Elvis Presley.

Prima di Elvis

Nel 1956 la televisione americana è ancora un’esperienza essenzialmente collettiva. Un apparecchio in casa, generalmente nella stanza principale e una famiglia riunita davanti allo stesso programma. Genitori e figli non hanno ancora schermi diversi sui quali rifugiarsi. Non esistono streaming, registrazioni, contenuti on demand o algoritmi capaci di costruire un pubblico diverso per ciascuno. Quando qualcosa arriva sulla televisione nazionale, arriva a tutti. Ed è proprio questo che rende quella sera così importante. Perché Elvis Presley non viene visto soltanto dai ragazzi che comprano i suoi dischi. Viene visto dai loro genitori. Nello stesso momento. Nella stessa stanza.

Sullivan aveva detto di no

La parte più gustosa della storia è che Ed Sullivan non lo voleva.

Nell’estate del 1956 Elvis era già passato in televisione diverse volte: sei apparizioni con i fratelli Dorsey tra gennaio e marzo, poi Milton Berle. Ed era stata proprio la seconda ospitata da Berle, il 5 giugno, a scatenare il finimondo: una Hound Dog rallentata nel finale, con quei movimenti di bacino e il giorno dopo i giornali americani a parlare di volgarità, di cattivo gusto, di pericolo per la gioventù.

Sullivan, che di quel salotto domenicale era il custode, dichiarò pubblicamente che Elvis non sarebbe mai stato ospite del suo programma.

Poi arrivò il 1° luglio. Steve Allen mise Elvis in smoking e papillon a cantare Hound Dog a fianco di un basset hound seduto su uno sgabello. Quella sera, per la prima volta, lo show di Allen batté Sullivan negli ascolti.

Nel giro di pochi giorni Sullivan cambiò idea. Il Colonnello Tom Parker chiuse l’accordo: 50.000 dollari per tre apparizioni, la cifra più alta mai pagata fino a quel momento a un artista per delle ospitate televisive. Il custode del salotto americano aveva capito che quel ragazzo non era un problema da evitare: era il programma da dover fare!

Una serata piena di imprevisti

Il 9 settembre, però, Ed Sullivan non c’era. Un mese prima era rimasto coinvolto in un grave incidente d’auto e stava ancora recuperando. A condurre, dagli studi CBS di New York, fu l’attore britannico Charles Laughton.

E neppure Elvis è a New York. Si trova a Hollywood, dove sta lavorando al suo primo film, Love Me Tender, nato con il titolo The Reno Brothers. Così Laughton passa idealmente la linea alla California e, dagli studi CBS Television City di Hollywood, appare Elvis.

Con lui ci sono Scotty Moore alla chitarra, Bill Black al contrabbasso, D.J. Fontana alla batteria e i Jordanaires alle armonie vocali.

Elvis cantò quattro pezzi, divisi in due blocchi:

  • Don’t Be Cruel
  • Love Me Tender
  • Ready Teddy
  • Hound Dog

Il colpo da maestro fu Love Me Tender. Il singolo non era ancora uscito e il film nemmeno: sessanta milioni di persone ascoltarono quella ballata per la prima volta in assoluto quella sera. Nei giorni successivi la RCA si trovò sommersa da ordini in prevendita: un disco d’oro prima ancora di esistere nei negozi.

9 Settembre 1956 – Ed Sullivan Show ” Love me Tender”

9 Settembre 1956 – Ed Sullivan Show ” Hound Dog”

Il mito della ripresa “dalla vita in su”

Qui va messo un paletto, perché è l’errore che si legge più spesso.

La celebre decisione della CBS di inquadrare Elvis solo dalla vita in su non riguarda il 9 settembre. Quella sera fu ripreso a figura intera, con qualche prudenza nei piani durante Hound Dog, ma senza censure vere e proprie.

Le tre apparizioni furono:

DataNote
9 settembre 1956In collegamento da Hollywood, conduce Charles Laughton
28 ottobre 1956Sullivan è tornato al timone
6 gennaio 1957Riprese dalla vita in su; Sullivan lo definisce in diretta un ragazzo perbene

È la terza, quella del gennaio 1957, ad aver prodotto l’immagine che tutti citano. Ed è anche quella in cui Sullivan, in chiusura, si rivolse al pubblico per dire che Elvis era “a real decent, fine boy” … un ragazzo assolutamente a posto. Fu una sorta di assoluzione pubblica che valeva, in quel momento, più di qualsiasi recensione.

Cosa resta, settant’anni dopo

Oggi un artista può fare cifre enormi, miliardi di stream, decine di milioni di visualizzazioni, ma distribuite su mesi, su piattaforme diverse, su bolle di pubblico che non si incrociano mai. Nessuno guarda la stessa cosa nello stesso momento e quasi nessuno la guarda insieme a qualcun altro.

Quella domenica sera invece l’America fu, per pochi minuti, un unico pubblico.

Ed è per questo che la reazione fu così violenta e così immediata: non c’era modo di non vederlo, non c’era modo di far finta che riguardasse solo i ragazzi. Il rock’n’roll entrò in salotto dalla porta principale, invitato, in prima serata e non uscì più. Settant’anni esatti. Vale la pena ricordare che tutto questo durò, in totale, poco più di dieci minuti.


Le tre apparizioni all’Ed Sullivan Show sono un capitolo centrale nella ricostruzione della carriera live di Elvis. Se vuoi approfondire il trovi la cronologia completa dei concerti e delle apparizioni televisive nella sezione dedicata di elvisontour.eu

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