Re: Il mio primo viaggio in America
Inviato: 05 mar 2009, 02:15
Dicono che sono un animale asociale, perche' adoro viaggiare da sola;
in realta'lo faccio soprattutto per mettermi alla prova e per costringermi a parlare con le persone che incontro lungo la strada.
Voglio sentirmi parte di quello che vedo, del luogo che visito...completamente!!!
Non poteva far eccezione il mio folle scorazzare per il profondo sud degli States ( folle per le migliaia di chilometri macinati in 21 giorni e per le decine di ore passate da sola sui Greyhounds)...
Ma il mio primo incontro con Memphis e con Elvis non poteva che essere un faccia a faccia...io e lui ...soli.
Quando viaggi in compagnia non senti la necessita' di trovar qualcuno con cui parlare..
..io invece o tacevo per tre settimane o mi spingevo verso gli altri...
La cosa piu' simpatica che mi sia capitata a proposito, e' successa a Graceland.
Ho notato due donne: una molto anziana...camminava con il tutore...l'altra piu' giovane.
nella mia mente le ho istintivamente catalogate come madre e figlia....
mi ha colpito soprattuto la prima, perche' nonostante la fatica nel camminare, non si e' persa un angolo ne' della casa ne' del giardino....non parlava, ma annuiva continuamente con aria compiaciuta e malinconica...
insomma per tutto il tempo, questa signora, ha catturato la mia attenzione...
Alla fine del tour, mi sono seduta nella saletta dell'ingresso della biglietteria, dove proiettano i filmati di Elvis.
Mi sono accorta che a fianco a me, nella fila appena dietro la mia, c'era ancora la stessa anziana signora.
Fissa davanti allo schermo, gli occhi lucidi... quando Elvis comincia a cantare "Sweet Caroline" non solo la vedo profondamente commossa, ma la scorgo dondolare il capo seguendo il ritmo.
La donna che l'accompagna si accorge che le sto insistentemente fissando...si avvicina e dice " ...Penso sara' l'ultima volta che riusciremo ad affrontare il viaggio per venire....sai lei l'ha baciato Elvis!".
Credo di aver spalancato gli occhi.
L'anziana signora mi fa un mezzo cenno di compiacimento, e anche la figlia ( sempre supponendo che lo fosse) con aria molto orgogliosa mi dice
"...si, era in prima fila durante il suo ultimo concerto".
Adesso ripensandoci, non credo di aver capito bene il senso di quest'ultima frase...mi e'venuto il dubbio che si riferisse all'ultimo concerto a cui ha assistito la madre e non all'ultimo tenuto di Elvis...il succo non cambia!!!
Quella nonnin,a che a stento era riuscita a a salire e scendere dalla navetta, aveva non solo incontrato Elvis, ma lo aveva addirittura baciato!
Al di la' del fatto che possa essere vero o meno ( anche se devo ammettere che mai mi sarei immagianta di invidiare un'ultraottantenne),
la cosa che mi ha colpito, e' stato l'affetto che queste due donne dimostravano:
era chiaro che la malinconia che avevo notato prima era invece qualcosa di piu'..Lei era venuta a trovare una persona cara.
La visita ad un amico....non c'reano i cimeli del Re...ma gli oggetti di qualcuno che lei aveva sentito vicino e che ora era venuta a salutare.
lo so...sembra un romanzo rosa da quattro soldi, ma davvero questo mi ha riempito il cuore di emozione..
non sono piu' riuscita a dimenticare quella donna.... in mezzo a tanto marketing, dove ognuno vuole solo strappare un pezzettino di muro da portarsi a casa...in mezzo a tutto quel luccicare di souvenir e memorabilia, a volte incredibilmente ridicoli ed offensivi per la memoria di Elvis...lei era li' solo per un saluto...
E lo stesso sentimento ho ritrovato chiaccherando con le persone del posto....
parlavano di Elvis riferendosi a lui come " a really good guy..." con tono amichevole...
molti mi hanno detto che era facile incrociarlo..vederlo passare per le strade della citta' ...
e nessuno ha mai nominato ne' il colonnello ne' la MM...come se nemmeno esistessero..
nessuno mi ha mai detto niente dell'Elvis artista.
Tutti ne parlavano come di uno di loro venuto a mancare....come il ragazzo della porta accanto scomparso troppo presto!
E mi piace questo tono... rassicurante....mi fa pensare ad un Elvis meno solo...piu' amato.... di sicuro in modo piu' sincero!
Tutto questo mi ha dato la misura di come sia diversa la nostra percezione dalla loro...sara' anche per l'abitudine.
se cambiassero il nome di Memphis in " Elvis Town" nessuno se ne accorgerebbe...
Elvis e' ovunque..anche troppo direi!!
Forse per questo che loro lo vivono con una grande semplicita' ...non lo passano al microscopio ne' lo innalzano agli onori degli altari..
E' solo Presley.
Sicuramente il Re...ma soprattutto il bravo ragazzo di Memphis.
Ho ripreso per intero questa parte del mio precedente racconto, perche' e' uno dei ricordi piu' dolci che ho della mia visita a Graceland e dell'atmosfera che si respira quando arrivi li'.
Ma andiamo un po' piu' con ordine....
Dopo aver scorrazzato per Beale Street e aver visto la Sun, era ormai tempo di andare a Graceland.
L'ho rimandato il piu' possibile, perche', sapete come si dice, l'attesa vale quasi piu' di cio' che si attende...
La paura di sciupare l'attimo o peggio di bruciarlo, davvero mi rendeva nervosa.
La mattina prendo un taxi, perche' il momento era troppo solenne per arrivarci gia' stanca per i vari cambi di buses.
Mi lascia in un enorme parcheggio di fianco a una strada altrettando enorme...un cartello dice "Elvis Presley Boulevard".
Mi guardo intorno e vedo l"heart Break Hotel".....mmm....insomma...mi aspettavo meglio.
Poco piu' avanti il cartello blu con la scritta Graceland mi infonde un po' piu' di ottimismo, ma qualcosa ancora non mi torna.

Seguo la scia di persone:
E' presto, non sono moltissime, e mi trovo davanti alla biglietteria.
Il primo impatto non e' stato dei migliori...
una specie di Hangar (anche butttino direi), dove si susseguono fast food e negozi di souvenir...
Primo istinto... piangere....
non era cio' che cercavo ...non era quello che per anni avevo sognato e visto nelle fotografie:
dov'e' il cancello con le note musicali?
la facciata coloniale in perfetto stile " via col vento"?
Pensavo: " se hanno richiuso qui dentro il meditation garden, faccio i bagagli e me ne torno a casa!!!!"
Mi fanno salire sulla navetta, e con gran sorpresa, mi accorgo che nel mio continuare a guardarmi intorno non avevo guardato al di la' della strada:
forse la vedevo cosi' immensa, che non immaginavo che tutto stesse proprio la' dietro.
Finalmente mi accorgo della cinta in mattoni rossi e del cancello...

tiro un sospiro di solievo...Graceland e' li' ...
la navetta entra nei giardini...
verde...tanto verde...una sensazione di pace e di tranquillita' ...un luogo familiare...

mi tornano alla mente i filmati di Elvis felice che corre a cavallo o gioca in piscina....sento la serenita' della sua risata...
capisco.....questo era il nido dove potersi rifugiare...dopo poco minuti sono davanti all'ingresso.
Graceland e' piu' piccola di come la immaginavo: alta solo due piani e lunga una quindicina di metri...
sulla facciata principale troneggiano quattro immense colonne in stile pseudo corinzio, bellissime, alte...sorreggono un timpano candido.
lo stile e' tipicamente quello del sud, un coloniale riveduto.
Bellissimo il contrasto fra questo bianco e il color grigio nocciola della pietra simile al tufo che riveste interamente la facciata: sembra un angolo di Inghilterra, nettamente in contrasto con tutte le altre costruzioni viste a Memphis...nettamente in contrasto con il proprio interno.
L'impatto con le stanze non e' dei piu' felici....
per un attimo devo far mente locale e ricordare che li' il tempo si e' fermato e che lo spazio segue la concezione degli anni 70...
I soffitti sono bassi e le pareti completamente tappezzate....troppo.....in alcuni ambienti mi manca l'aria.
Sono bui, piccoli e pieni di oggetti: questa parte non mi piace, mi da' una sensazione claustrofobica.
Come in tutto il resto dell' America ( persino sugli autobus) c'e' l'aria condizionata, mai il riciclo è diretto e ristagna.
i primi 10 minuti non sono confortanti....capisco che non si puo' arieggiare come in una casa normale e che le le finestre sono volutamente schermate per far si'che la luce non danneggi nulla all'interno...ma ne risultano locali umidi.
la moquette sembra bagnata e l'odore e 'quello delle case vecchie...l'odore di quando apri i vecchi bauli....un misto di polvere e muffa.
questo mi distrae...mi ci vuole un po' prima di realizzare che tutto quello che sto guardando fa parte del mito.
La visita alla casa e' libera...nessuno ti chiede di muoverti o di cambiare stanza: puoi starci il tempo che desideri.
Mi hanno dato un auricolare...ma non l' ho mai messo...conosco cosi' bene la pianta della casa che so esattamente dove mi trovo...ogni oggetto e' familiare e ne conosco la storia e la provenienza.
a poco a poco tutto mi conquista....
entro nella cucina e non so perche'immagino Elvis che si beve un caffe' al bancone.
La mia attenzione e' catturata dal forno a micronde....da noi ho visto il primo negli anni 90... lui ce l'aveva gia'....sento quasi un senso di orgoglio e di tenerezza.

Vedo l'attenzione dei Elvis per i particolari...
non c'e'niente da fare...era un'esteta in tutto.
La stessa cura che metteva nel modo di vestire e presentarsi, la ritrovo nei piccoli dettagli della casa.
Le lettere EP in ebano scuro appese sul muro candido...gli intarsi degli sgabelli del mobile bar nella jungle room...



in realta'lo faccio soprattutto per mettermi alla prova e per costringermi a parlare con le persone che incontro lungo la strada.
Voglio sentirmi parte di quello che vedo, del luogo che visito...completamente!!!
Non poteva far eccezione il mio folle scorazzare per il profondo sud degli States ( folle per le migliaia di chilometri macinati in 21 giorni e per le decine di ore passate da sola sui Greyhounds)...
Ma il mio primo incontro con Memphis e con Elvis non poteva che essere un faccia a faccia...io e lui ...soli.
Quando viaggi in compagnia non senti la necessita' di trovar qualcuno con cui parlare..
..io invece o tacevo per tre settimane o mi spingevo verso gli altri...
La cosa piu' simpatica che mi sia capitata a proposito, e' successa a Graceland.
Ho notato due donne: una molto anziana...camminava con il tutore...l'altra piu' giovane.
nella mia mente le ho istintivamente catalogate come madre e figlia....
mi ha colpito soprattuto la prima, perche' nonostante la fatica nel camminare, non si e' persa un angolo ne' della casa ne' del giardino....non parlava, ma annuiva continuamente con aria compiaciuta e malinconica...
insomma per tutto il tempo, questa signora, ha catturato la mia attenzione...
Alla fine del tour, mi sono seduta nella saletta dell'ingresso della biglietteria, dove proiettano i filmati di Elvis.
Mi sono accorta che a fianco a me, nella fila appena dietro la mia, c'era ancora la stessa anziana signora.
Fissa davanti allo schermo, gli occhi lucidi... quando Elvis comincia a cantare "Sweet Caroline" non solo la vedo profondamente commossa, ma la scorgo dondolare il capo seguendo il ritmo.
La donna che l'accompagna si accorge che le sto insistentemente fissando...si avvicina e dice " ...Penso sara' l'ultima volta che riusciremo ad affrontare il viaggio per venire....sai lei l'ha baciato Elvis!".
Credo di aver spalancato gli occhi.
L'anziana signora mi fa un mezzo cenno di compiacimento, e anche la figlia ( sempre supponendo che lo fosse) con aria molto orgogliosa mi dice
"...si, era in prima fila durante il suo ultimo concerto".
Adesso ripensandoci, non credo di aver capito bene il senso di quest'ultima frase...mi e'venuto il dubbio che si riferisse all'ultimo concerto a cui ha assistito la madre e non all'ultimo tenuto di Elvis...il succo non cambia!!!
Quella nonnin,a che a stento era riuscita a a salire e scendere dalla navetta, aveva non solo incontrato Elvis, ma lo aveva addirittura baciato!
Al di la' del fatto che possa essere vero o meno ( anche se devo ammettere che mai mi sarei immagianta di invidiare un'ultraottantenne),
la cosa che mi ha colpito, e' stato l'affetto che queste due donne dimostravano:
era chiaro che la malinconia che avevo notato prima era invece qualcosa di piu'..Lei era venuta a trovare una persona cara.
La visita ad un amico....non c'reano i cimeli del Re...ma gli oggetti di qualcuno che lei aveva sentito vicino e che ora era venuta a salutare.
lo so...sembra un romanzo rosa da quattro soldi, ma davvero questo mi ha riempito il cuore di emozione..
non sono piu' riuscita a dimenticare quella donna.... in mezzo a tanto marketing, dove ognuno vuole solo strappare un pezzettino di muro da portarsi a casa...in mezzo a tutto quel luccicare di souvenir e memorabilia, a volte incredibilmente ridicoli ed offensivi per la memoria di Elvis...lei era li' solo per un saluto...
E lo stesso sentimento ho ritrovato chiaccherando con le persone del posto....
parlavano di Elvis riferendosi a lui come " a really good guy..." con tono amichevole...
molti mi hanno detto che era facile incrociarlo..vederlo passare per le strade della citta' ...
e nessuno ha mai nominato ne' il colonnello ne' la MM...come se nemmeno esistessero..
nessuno mi ha mai detto niente dell'Elvis artista.
Tutti ne parlavano come di uno di loro venuto a mancare....come il ragazzo della porta accanto scomparso troppo presto!
E mi piace questo tono... rassicurante....mi fa pensare ad un Elvis meno solo...piu' amato.... di sicuro in modo piu' sincero!
Tutto questo mi ha dato la misura di come sia diversa la nostra percezione dalla loro...sara' anche per l'abitudine.
se cambiassero il nome di Memphis in " Elvis Town" nessuno se ne accorgerebbe...
Elvis e' ovunque..anche troppo direi!!
Forse per questo che loro lo vivono con una grande semplicita' ...non lo passano al microscopio ne' lo innalzano agli onori degli altari..
E' solo Presley.
Sicuramente il Re...ma soprattutto il bravo ragazzo di Memphis.
Ho ripreso per intero questa parte del mio precedente racconto, perche' e' uno dei ricordi piu' dolci che ho della mia visita a Graceland e dell'atmosfera che si respira quando arrivi li'.
Ma andiamo un po' piu' con ordine....
Dopo aver scorrazzato per Beale Street e aver visto la Sun, era ormai tempo di andare a Graceland.
L'ho rimandato il piu' possibile, perche', sapete come si dice, l'attesa vale quasi piu' di cio' che si attende...
La paura di sciupare l'attimo o peggio di bruciarlo, davvero mi rendeva nervosa.
La mattina prendo un taxi, perche' il momento era troppo solenne per arrivarci gia' stanca per i vari cambi di buses.
Mi lascia in un enorme parcheggio di fianco a una strada altrettando enorme...un cartello dice "Elvis Presley Boulevard".
Mi guardo intorno e vedo l"heart Break Hotel".....mmm....insomma...mi aspettavo meglio.
Poco piu' avanti il cartello blu con la scritta Graceland mi infonde un po' piu' di ottimismo, ma qualcosa ancora non mi torna.

Seguo la scia di persone:
E' presto, non sono moltissime, e mi trovo davanti alla biglietteria.
Il primo impatto non e' stato dei migliori...
una specie di Hangar (anche butttino direi), dove si susseguono fast food e negozi di souvenir...
Primo istinto... piangere....
non era cio' che cercavo ...non era quello che per anni avevo sognato e visto nelle fotografie:
dov'e' il cancello con le note musicali?
la facciata coloniale in perfetto stile " via col vento"?
Pensavo: " se hanno richiuso qui dentro il meditation garden, faccio i bagagli e me ne torno a casa!!!!"
Mi fanno salire sulla navetta, e con gran sorpresa, mi accorgo che nel mio continuare a guardarmi intorno non avevo guardato al di la' della strada:
forse la vedevo cosi' immensa, che non immaginavo che tutto stesse proprio la' dietro.
Finalmente mi accorgo della cinta in mattoni rossi e del cancello...

tiro un sospiro di solievo...Graceland e' li' ...
la navetta entra nei giardini...
verde...tanto verde...una sensazione di pace e di tranquillita' ...un luogo familiare...

mi tornano alla mente i filmati di Elvis felice che corre a cavallo o gioca in piscina....sento la serenita' della sua risata...
capisco.....questo era il nido dove potersi rifugiare...dopo poco minuti sono davanti all'ingresso.
Graceland e' piu' piccola di come la immaginavo: alta solo due piani e lunga una quindicina di metri...
sulla facciata principale troneggiano quattro immense colonne in stile pseudo corinzio, bellissime, alte...sorreggono un timpano candido.
lo stile e' tipicamente quello del sud, un coloniale riveduto.
Bellissimo il contrasto fra questo bianco e il color grigio nocciola della pietra simile al tufo che riveste interamente la facciata: sembra un angolo di Inghilterra, nettamente in contrasto con tutte le altre costruzioni viste a Memphis...nettamente in contrasto con il proprio interno.
L'impatto con le stanze non e' dei piu' felici....
per un attimo devo far mente locale e ricordare che li' il tempo si e' fermato e che lo spazio segue la concezione degli anni 70...
I soffitti sono bassi e le pareti completamente tappezzate....troppo.....in alcuni ambienti mi manca l'aria.
Sono bui, piccoli e pieni di oggetti: questa parte non mi piace, mi da' una sensazione claustrofobica.
Come in tutto il resto dell' America ( persino sugli autobus) c'e' l'aria condizionata, mai il riciclo è diretto e ristagna.
i primi 10 minuti non sono confortanti....capisco che non si puo' arieggiare come in una casa normale e che le le finestre sono volutamente schermate per far si'che la luce non danneggi nulla all'interno...ma ne risultano locali umidi.
la moquette sembra bagnata e l'odore e 'quello delle case vecchie...l'odore di quando apri i vecchi bauli....un misto di polvere e muffa.
questo mi distrae...mi ci vuole un po' prima di realizzare che tutto quello che sto guardando fa parte del mito.
La visita alla casa e' libera...nessuno ti chiede di muoverti o di cambiare stanza: puoi starci il tempo che desideri.
Mi hanno dato un auricolare...ma non l' ho mai messo...conosco cosi' bene la pianta della casa che so esattamente dove mi trovo...ogni oggetto e' familiare e ne conosco la storia e la provenienza.
a poco a poco tutto mi conquista....
entro nella cucina e non so perche'immagino Elvis che si beve un caffe' al bancone.
La mia attenzione e' catturata dal forno a micronde....da noi ho visto il primo negli anni 90... lui ce l'aveva gia'....sento quasi un senso di orgoglio e di tenerezza.

Vedo l'attenzione dei Elvis per i particolari...
non c'e'niente da fare...era un'esteta in tutto.
La stessa cura che metteva nel modo di vestire e presentarsi, la ritrovo nei piccoli dettagli della casa.
Le lettere EP in ebano scuro appese sul muro candido...gli intarsi degli sgabelli del mobile bar nella jungle room...





















